La «mezza verità» di Gallo sulla Viola: un matrimonio saltato tra interferenze e disincentivi. E sul futuro neroarancio, c’è chi prova lo “sprint” finale

Scritto dail 26 Giugno 2019

di Federico Minniti – «Ho pensato di non mettermi in mezzo a queste situazioni, informando le istituzioni più di un mese fa». Queste le dichiarazioni di Luca Gallo che hanno gelato il popolo neroarancio. Le “situazioni” di cui parla, però, non sono teoriche, ma sono fatti, circostanze e persone: tutti ostacoli per la ripartenza della Viola Reggio Calabria.
Il nome di Luca Gallo è stato accostato a quello del glorioso club della palla-a-spicchi da tanto tempo, troppo – probabilmente – per essere relegato a una risposta decisa, ma fugace rilasciata durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore della Reggina Calcio, Mimmo Toscano.

La smentita sul matrimonio Gallo-Viola, quindi, è arrivata. L’Half-made man di Primavalle, da uomo d’affari consumato, ha detto una mezza verità. Risponde al vero che aveva sollevato dubbi sulla portata dell’operazione (e ci torneremo tra poco), ma il niet definitivo è arrivato proprio nella giornata di ieri. Il 30 maggio – quindi ben dopo il «più di un mese fa» riferito da Gallo circa il suo disinteresse al futuro neroarancio – Fabio De Lillo era in Fip con Falcomatà, Latella e Surace. E, nei 20 giorni, di silenzio stampa imposto a Comune e Fip, non sono mancate le interlocuzioni su più fronti, alcuni dei quali già anticipate anche dalla nostra redazione.

Ieri, Palazzo San Giorgio non ha digerito le dichiarazioni di Gallo, ripromettendosi di intervenire soltanto dopo il faccia-a-faccia con l’imprenditore romano. Anche se – per onestà intellettuale – le quotazioni del «no, grazie» del presidente amaranto sono salite giorno dopo giorno. Tanto, da portare gli uomini dell’Amministrazione a guardarsi intorno e battere delle piste parallele. «Che ci possiamo fare se ci dicono “no” alla Viola?» si lasciano sfuggire.

Ma fuori i nomi. In primis, Pippo Callipo, numero uno del volley calabrese, col quale si è discusso a lungo dell’impiantistica in riva allo Stretto a tal punto da concertare un sopralluogo, negli ultimi giorni di maggio, al PalaCalafiore (sul quale il sindaco si era lasciata sfuggire ai nostri microfoni, la possibilità di vedere tutte le gare interne della Tonno Callipo) e al Pianeta Viola. Poi, Ciccio D’Agostino, il re dello Stocco, che – interpellato per una sponsorizzazione – avrebbe prima pensato a concludere l’operazione in solitaria, salvo poi ritirarsi dalla corsa.

Due “interferenze” mal digerite da Gallo&Co che, invece, avevano chiesto “carta bianca” sugli impianti e l’endorsement del Comune per ricevere delle sponsorizzazioni per la Viola. Per questo il «silenzio operoso» (oggi al centro delle legittime polemiche dei tifosi) è stato prolungato fino allo strappo conclusivo. «Non siamo gallocentrici» ribattono dal Comune, anche se il tempo – adesso – sta davvero per concludersi.

Anche perché, l’aura capitolina che avvolge l’entourage di Gallo è convinta che la Wild Card – venduta da Comune e Fip regionale come la propria “dote” per il matrimonio amaranto/neroarancio – sia il frutto del rapporto tra De Lillo e Bertea, segretario generale della Fip, e presente accanto a Gianni Petrucci nell’incontro di via Vitorchiano del 30 maggio. Pertanto l’investimento di Gallo sarebbe stato disincentivato dai fattori enunciati, oltre che delle forti resistenze in casa amaranto («Mi sono accorto che solo pensandoci mi toglieva qualcosa alla Reggina») e da una progettualità latente che nelle ultime ore sembra iniziare a prendere forma. Due le strade.

Ultimo treno per la B? Di cosa si tratta? Un ultimo tentativo potrebbe farlo la Sbv, provando a sfruttare la nuova norma dell’acquisto dei titoli sportivi – varata dal Consiglio federale del 10 maggio scorso – che consentirebbe a una società già affiliata di acquistare un altro titolo. Teoricamente senza doversi fare carico dei debiti sportivi della Viola esclusa dal campionato in corso (si legga il comma 2b dell’articolo 141bis delle Doa), anche se la strada migliore – per mitigare i rapporti con la FederBasket (come già richiesto in caso di concessione della Wild Card) o per evitare il fallimento dell’attuale società – sarebbe quello di transare coi tesserati. Chi sarebbe al timone di questa nuova virata neroarancio? Che tipo di rapporti avrà col Comune dopo il naufragio dell’operazione-Gallo? Che tempi ci sono?
Un titolo sportivo in vendita, e pronto a raggiungere lo Stretto, già c’è. La data-limite è il 1 luglio per l’affiliazione (e il 9 luglio per l’attribuzione del nuovo titolo sportivo), poi si proverà a convincere la Fip (e lì si vedrà il “peso” di Comune e Comitato regionale) per aggiornarsi al Consiglio federale del 16 luglio rispetto alle pendenze. Ma rimane un altro enigma: con quali soldi? Servono – facendo i conti della schiava – 200mila euro da qui a fine luglio. E non sono pochi.

La ripartenza dal basso. Se la strada per “salvare” un campionato nazionale maschile in riva allo Stretto sembra impresa assai ardua (che ribadiamo circola soltanto come rumors senza alcun tipo di conferma/smentita pubblica), più solida è la progettualità di una Viola che ripartirebbe sotto l’egida del Supporters Trust. Più di qualcosa bolle in pentola, però tutti i dettagli saranno resi noti al sindaco Falcomatà nel nuovo incontro fissato con la tifoseria (28 giugno). Ovviamente serve la massima coesione istituzionale-cittadina per un’idea di pallacanestro che si mantenga attraverso l’azionariato popolare e micro-sponsorizzazioni. In questo caso c’è molta meno urgenza sulle scadenze e anche il budget sarebbe notevolmente differente.


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