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Mood Project e Viola Reggio Calabria, una storia d’amore cominciata male e finita (?) peggio

Written by on 29 Maggio 2019

di Federico Minniti – Tutte le separazioni, si sa, non finiscono mai (e dico mai) all’atto dell’abbandono l’uno dell’altro (poiché spesso nascono da una decisione unilaterale).

Tradimenti (piccoli e grandi) covano all’interno di ciascuno ed è fisiologico che – nel nome della tanto sbandierata “verità” – i famigerati «panni sporchi» finiscano per essere lavati in pubblica piazza. Da cronisti abbiamo così accolto – di buon grado e come prassi deontologica impone – la richiesta di esercitare il proprio diritto di replica di Alessandro Menniti (scorrendo in fondo alla pagina potrete ascoltare l’intervento integrale, ndr), attuale direttore commerciale della Mood Project, in seguito ad alcune dichiarazioni rese di recente ai nostri microfoni da altri protagonisti della vicenda.

Prima, però, abbiamo avuto modo (non per assenza di fiducia, ma per completezza di informazione) – attraverso l’invio sua sponte dello stesso Menniti – di visionare le “carte” di cui tanto spesso il Direttore commerciale ha parlato riferendosi all’affaire-Viola.

I fatti-notizia che, secondo noi, meritano attenzione sono 3:

  • Le trattative relative al closing siglato lo scorso 22 febbraio sono state condotte da Alessandro Menniti, Aurelio Leuzzi (all’epoca legale di Aurelio Coppolino e sostegno del liquidatore, Attilio Fusco) e Giuseppe Lo Presti (componente del Comitato “Mito Viola”). Siamo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, quando erano state date delle garanzie a Menniti rispetto al budget (150mila euro) che copriva quasi tutte le spese (venivano ipotizzate 50mila di differenza per arrivare a fine stagione);
  • Durante questo periodo, sembrerebbe che Menniti a più riprese abbia riferito di ritenere “falso” il bilancio consegnatogli, preoccupazione condivisa anche dall’avvocato Leuzzi. In questa fase, però, il ruolo dell’avvocato Lo Presti cambia – forse in modo fondamentale per il buon esito del closing – divenendo “socio” (a che titolo?) dello stesso Menniti.
  • Infine, dallo scambio di comunicazioni tra i tre è evidente come il Gruppo Marin, il consorzio che doveva garantire la stabilità economica al club, si sia immediatamente disinteressato alla trattativa-Viola, lasciandola soltanto nelle mani della Mood Project.

Da queste deduzioni, scaturiscono altrettanti dubbi che abbiamo trasformato in domande ad Alessandro Menniti durante il nostro collegamento.

Quanti soldi ha speso la Mood Project da febbraio a oggi per la Viola?

«Abbiamo investito 136mila euro dal 22 febbraio a oggi (mancano però all’appello i fondi personali di cui Menniti ha parlato rispetto agli ultimi bonifici dal Montenegro, ndr)».

Se già a inizio “operazione” si sapeva di non avere abbastanza budget per concludere la stagione, perché si è andato comunque avanti e non si è chiesto un aiuto già nella fase del closing?

«Ho provato a cercare dei partner, ma ho avuto terra bruciata attorno. Mi avevano parlato di una Fondazione vicino al gruppo Intesa Sanpaolo. Favole».

Restando alle difficoltà finanziarie, perché allora accettare l’accordo tombale siglato con l’ex proprietario Giancesare Muscolino di cui precedentemente si afferma ci fossere delle note di credito del 30 giugno 2018, circostanza smentita da Aurelio Coppolino?

«Appena sono arrivato a Reggio, ho chiesto all’avvocato Leuzzi – via mail – come mai non fossimo andati a recuperare questi crediti da Muscolino. Quando, però, ho visto le reali carte mi sono reso conto di avere le mani legate. Quegli accordi, però, non li ho fatti io, ma le ho ereditate. Non so più come dirlo: non ho mai voluto agevolare Giancesare Muscolino».

Ma allora perché rinunciare a 570mila euro sapendo di essere in queste condizioni?

«Per prenderne 500mila rischiavo di “perderne” un milione perché dai documenti contabili emerge il finanziamento di Muscolino, come anticipo-socio, che lo stesso poteva richiedermelo indietro da un momento all’altro».

Sempre rispetto ai suoi rapporti con Muscolino. Lei ha detto di averlo incontrato a gennaio per la prima volta. Perché, recentemente, ha condotto assieme a lui degli incontri con tesserati e tifosi?

«È chiaro che io e Muscolino ci siamo incontrati. Voglio smentire una voce che sta girando, ossia che io e Muscolino col supporto di Condello vorremmo ripartire col basket a Reggio Calabria. Niente di più falso. Così come posso smentire l’incontro coi tesserati alla presenza di Muscolino. Discorso diverso se, quando si parla di tesserati, ci si riferisce con Condello: abbiamo parlato di tante cose, ma poco di basket».

Un’altra curiosità: che fine ha fatto Andrea Gotti, attuale proprietario della società e presentato come direttore generale?

«Gotti è stato in Calabria quasi due settimane. C’erano troppe pressioni su di lui sino a metterci uno contro l’altro. Mi riferisco a quanti strumentalmente hanno messo i bastoni tra le ruote alla Mood Project nell’operazione-Viola».

Infine, le sembra “normale” ritirare i bonifici per i dipendenti per fattori dettati da terzi (sindaco-Gallo)?

«Premetto che le dichiarazioni del Sindaco contro di noi sono state inopportune. Ha scelto di fare il populista. Proprio in quei giorni sono stato estromesso da Falcomatà rispetto alla gestione della mia società. Certamente non è giusto quello che ho fatto: però non li ho mai abbandonati. È falso che sono rimasti senza mangiare, sto continuando a pagare per loro. A qualche giocatore in difficoltà seria ho regalato dei miei soldi. Anche con Mecacci avevo un accordo: prima mi ha detto “Vado in radio e ti sostengo” e poi viene in trasmissione e spara a zero contro Menniti. Cosa devo pensare? Ci rimango male, per me possono andare a piedi nudi a Gambarie, ma nessuno può dire che sono un lestofante».

Questo è quanto, in punta di penna, ci era doveroso riportare all’opinione pubblica. Una storia che non sappiamo se conoscerà volumi diversi (sull’ipotesi-Gallo ne parliamo in un altro articolo), ma che – da oggi – ha svelato tradimenti e abbandoni che, per le prossime puntate, avranno un nuovo ring: una conferenza stampa che lo stesso Menniti ha annunciato in chiusura di intervento.

Ecco i podcast:


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