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#cittàsotterranea – Ergon ON – 27 Marzo 2018

Written by on 27 Marzo 2018

ON

PRESENTAZIONE/PERFORMANCE DI ERGON

“Non nasce teatro laddove la vita è piena, dove si è soddisfatti. Il teatro nasce dove ci sono delle ferite, dove ci sono dei vuoti.E’ lì che qualcuno ha bisogno di stare ad ascoltare qualcosa che qualcun altro ha da dire a lui.” Jacques Copeau
uno spettacolo di Gregorio Ocello e Biagio Laponte
con Nazario Barbara, Greta D’aspromonte, Gregorio Ocello, Gianluca Versace, Giuseppe Cosentino, Biagio Laponte
drammaturgia e regia Gregorio Ocello assistente alla regia Antonello Demaio
direzione tecnica e suono Biagio Laponte luci e montaggio video Gregorio Ocello
organizzazione e produzione Biagio Laponte e Gianluca Versace promozione e ufficio stampa Gianluca Versace, Biagio Laponte, Gregorio Ocello
una produzione ERGON con Società Operaia di Mutuo Soccorso – Bagnara Calabra
in collaborazione con Languages All Together – Bagnara Calabra
Ergon ringrazia Gabriele Laponte, Salvatore Carlino, Arnolda Qosja, Vincenzo Denaro, Giusy Ocello, Vincenza Cacciola, Argo e Clara Barilà
copertina di Biagio Laponte

La genesi di On è la genesi di Ergon
“Quando uno va a teatro, quando uno vede un film, quando uno legge un libro o va a vedere un esposizione…la nostra prima reazione è di dominare, quello che vede, legge, osserva e nello stesso tempo riportarlo alle categorie note. Quello che diventa una vera esperienza, è quando improvvisamente, noi non possiamo farlo in maniera immediata. Quindi ci troviamo di fronte a qualcosa che ci spiazza, che ci obbliga a riflettere, a rimettere in gioco le nostre abituali categorie di comprensione e soprattutto di relazionare quello che abbiamo visto con quelli che sono i luoghi comuni e ovvi della nostra conoscenza” Eugenio Barba

La genesi delle tematiche della performance sono quelle che fondano e caratterizzano la faccia attuale della compagnia. On è uno spettacolo pensato principalmente come presentazione degli ideali costituenti di Ergon. L’idea inizia da una trascrizione di quella che sarebbe stata una presentazione standard di un’entità costituente per presentarsi al pubblico in una forma spettacolo, agire gli ideali piuttosto che raccontarli. In questo modo gli ideali sono andati ad insinuarsi nei contenuti e nella forma dello spettacolo sfociando in un apparato scenico politematico ed apparentemente senza soluzione di continuità. In realtà però le chiavi per decodificarlo sono date allo spettatore già dal primo intervento dove attraverso le parole di Eugenio Barba, sopracitate, viene spiegato esplicitamente allo spettatore che tipo di spettacolo si sta accingendo ad osservare.

Politica

Ergon e dunque On di conseguenza, è assolutamente un teatro politico. Per questo motivo vengono messe in scena delle piccole pillole riflessive riguardanti la società attuale ed alcuni richiami ai gesti e alle parole dei politici storici del nostro tempo. Lo spettacolo si apre appunto con una serie di gesti tutti provenienti dal mondo della politica, gesti che sono appartenuti a Hitler, Mussolini, Berlinguer, Bersani, Berlusconi etc..etc.. Lo spettacolo si apre dunque con degli attacchi sotto gli occhi di tutti, non detti ma agiti, proprio come è il modo di fare le cose, a nostro avviso, della politica di oggi. Dunque è un inizio dove il contenuto è nella forma e non nel testo. Inoltre è una scena accompagnata musicalmente da un incessante ritmo ripetitivo ad opera dell’elettronica e delle percussioni, proprio per trasmettere questa dinamica di perpetuo non cambiamento politico che purtroppo stiamo subendo da troppo tempo.

Da dove veniamo

Nella presentazione narrativa che abbiamo immaginato ovviamente è inserita una grande parte a quelli che sono i maestri diretti ed indiretti dai quali nasce e prende spunto (senza mai arrivare ad un’effettiva copia) Ergon. Quindi tutto lo spettacolo è intessuto su citazioni dirette e indirette di quelli che sono i nostri maestri. I testi ad esempio sono parti ricercate di citazioni provenienti da interviste a Enrico Casagrande, Carmelo Bene, Eugenio Barba, Pasolini e Fabrizo De Andrè. C’è anche un riferimento esplicito a Judith Malina che parla del ruolo della poesia nella vita umana dove si ascolta effettivamente la sua voce registrata accompagnata dai sottotitoli. Oppure nella forma ci sono le maschere di animali e una poesia finale di Mariangela Gualtieri, tutti riferimenti Espliciti a “Paesaggio con fratello rotto” del Teatro della Valdoca. tutto comunque
però inserito in un contesto originale dove tutte queste citazioni prendono nuova forma e cambiano di significato.

La questione Meridionale

Dopo un intermezzo musicale accompagnato da proiezioni provenienti dai nostri spettacoli precedenti, quindi autocitazioni, la perfomance passa all’altra tematica fondamentale, la questione meridionale. Viene innanzitutto messa in scena la tematica dell’unità d’italia dal punto di vista meridionale. si parla dunque del massacro subito dal meridione in quell’occasione e vengono esposti verbalmente quelli che sono gli orrori subiti e successivamente sotterrati dalla storia, ai danni del Mezzogiorno. L’attore che li declama nello stesso tempo con il corpo combatte contro nemici inesistenti che continuano a farlo cadere a terra, metafora fisica della situazione del Sud italia. Una volta rialzatosi il personaggio cambia espressione che da triste diviene arrabbiata e sorniona. Il suo corpo allora si immobilizza su una sedia, fatta eccezione per l’espressione facciale e con delle risate amare declama quella che è stata la radiotrasmissione di Radio Aut per annunciare la morte di Peppino Impastato. Questa parte dello spettacolo non vuole assolutamente giustificare la mafia è per questo che non viene raccontata la vita e le geste di qualunque mafioso ma piuttosto quella di chi la mafia l’ha combattuta, ma nello stesso tempo crediamo sia giusto far riflettere chi osserva questo spettacolo che il problema della mafia al Sud ha delle radici di sofferenza, una reazione a degli orrori subiti e non è nel DNA di chi vive da queste parti d’Italia come la storia ufficiale e i media ogni giorno vogliono farci credere.

La Tarantata e il Satiro

Lo spettacolo si conclude con una effettiva fusione scenica da parte di tutte le componenti dello spettacolo. Si tratta della danza/possessione della taranta così come avveniva nell’antichità dove però la bestia che possiede non è il ragno della tradizione ma il satiro, essere mitologico greco che veniva identificato come il tramite fra Dioniso e i mortali, che raccontava loro il volere del Dio tramite le sue visioni: il teatro. Mentre la tarantata compie la sua danza di possessione appare dunque la figura del satiro che essendo un semi dio compie la danza della vocalizzazione Buto di Akira Kasai, Il rituale si conclude con la morte della taranta fra le braccia del satiro inginocchiato, simbolo della condizione attuale del Sud e del teatro, mentre sullo sfondo viene declamata la poesia “Fango che diventa luce” di Mariangela Gualtieri, che messa in questo contesto diventa un attacco esplicito alla sonnolenza cronica degli spettatori e del popolo del Meridione che da troppo tempo nemmeno ci prova più a rialzare la testa. Che cosa abbiamo dimenticato?

Video : https://www.youtube.com/watch?v=Lo5DrPssp_U


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