Il cantautore palermitano pubblica il terzo disco, il suo lavoro più maturo: un album dal suono caldo e avvolgente, che parla delle solitudini che accompagnano i protagonisti verso un epilogo catartico e liberatorio, verso una “bellissima noia“.

Un album con il quale Carnesi si conferma un artista poliedrico, un cantautore atipico dalla scrittura autentica, capace di mescolare ispirazioni sixities con pop contemporaneo, creando qualcosa di originale e magnetico.

Bellissima noia” è un album che vive di tensioni, come quella che si crea tra l’asetticità del titolo del brano “Lo spazio vuoto” e il suono vintage del pezzo, non a caso scelto come primo singolo estratto dall’album. Dal brano è stato tratto un video girato dal regista Stefano Poletti (“un voler essere ovunque ma non qui, il paradosso tra il non accettare la realtà ma volerne far parte attraverso un “sentimento panico” che porta a mescolarsi e a fondersi con il tutto.”)

Musicalmente è un lavoro che unisce cantautorato a suggestioni strumentali d’ispirazione psichedelica, il lirismo dei pianoforti e la saturazione delle chitarre elettriche con l’elettronica dal sound analogico.

I brani alternano le suggestioni anni ’60 dei cori e dei fiati della title track o di “Ricalcolo”, a “pop song” come “Lettera a un figlio” (“scappa dalle facce vuote perse per strada, dalla vita precostituita, dai miliardi di fotografie, dalla rete non sei mica un pesce”), ballad evocative che brillano per l’intensità dell’interpretazione come “Fotografia”, “Il lato migliore” (“ho scalato le montagne del mio ego gigantesco, ho scoperto che da li non si vede niente”) o “Comunichiamo male” (“noi comunichiamo male, e non ci ascoltiamo mai, ma ci vestiamo bene per la foto esistenziale“), fino a cavalcate psych-pop come “Cambiamento”.

L’album si chiude con M.I.A., una mini suite, poetica e visionaria, con cui Carnesi ha immaginato l’ultimo essere pensante dell’universo, quindi la più grande delle solitudini immaginabili, che si trova a ripercorrere tutta la storia dell’umanità per finire con il liberarsi del concetto stesso di uomo e di tutto il suo male esplodendo in un “Alleluia” liberatorio.

In perenne equilibrio tra la leggerezza dell’esordio “Gli eroi non escono il sabato” e la scoperta di nuovi mondi sonori e di scrittura di “Ho una galassia nell’armadio“, “Bellissima noia” è per certo il lavoro più introspettivo di Nicolò Carnesi, un racconto corale di personaggi che non riuscendo ad adattarsi ai mezzi “spersonalizzanti” della comunicazione di oggi, si rifugiano nella noia che, nella concezione di Carnesi non è negativa, anzi, è una spinta verso qualcosa, una via per capire cosa vogliamo davvero.

L’album è stato registrato e missato a Palermo presso Indigo da Francesco Vitaliti e Fabio Rizzo e prodotto da Nicolò Carnesi, Donato Di Trapani e Fabio Rizzo (già al lavoro con Dimartino, Pan del Diavolo, Waines).

NICOLO’ CARNESI PARLA DI “BELLISSIMA NOIA”:

Al centro di “Bellissima Noia” c’è la solitudine esistenziale dell’individuo che vive il disagio di non riuscire a sentirsi parte di un sistema. I personaggi delle canzoni sono individui che si sentono soli, pur essendo circondati da una moltitudine infinita di persone, immagini, luoghi. E’ una “solitudine corale” caratterizzata dall’incomunicabilità“.

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