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Correva l’anno 1997.

Mattanza.

Dal sostantivo spagnolo matanza “strage, uccisione”, derivato dal verbo matar “uccidere”.

La mattanza denunciata dalle note, dai testi e dai ritmi dei Mattanza è quella della cultura, della storia, delle tradizioni popolari. Una mattanza che deve essere evitata con ogni mezzo, perché «un popolo senza storia è come un albero senza radici: è destinato a morire», come recita alla fine di ogni concerto Mimmo Martino, fondatore e leader del gruppo.
I musicisti che compongono i Mattanza lavorano da sempre per valorizzare la cultura popolare, attraverso un linguaggio musicale nuovo e accessibile a tutti. La loro strumentazione prevalentemente acustica pone l’accento sull’etnocidio in atto ormai da decenni: i loro concerti, caldi, pieni e coinvolgenti come solo il Sud sa essere, trattano tematiche specifiche del Mezzogiorno, riscoprendo testi, filastrocche, proverbi, poesie e ninne nanne altrimenti sconfitti dall’oblio e dall’impoverimento culturale.
La storia dei Mattanza è come l’individuazione delle radici: faticosa, fatta di piccole scoperte e di grandi ricerche.
A caratterizzare il gruppo è l’irresistibile crocevia di suoni e liriche che attingono dalla tradizione popolare calabrese con tutta la potenza della saggezza antica, ma con la freschezza di una nuova concezione musicale, solo in parte etnica, molto di più visione ellittica di atmosfere sonore e paesaggi melodici.

Ma quanto lontane nel tempo sono le radici e le ricerche che hanno portato Mimmo Martino alla creazione dei Mattanza? Almeno trent’anni.

Era la fine degli anni Sessanta quando, tra Parma, Bologna e Reggio Emilia, con una band chiamata “I rifiuti”, Mimmo Martino faceva rock durissimo.

Rientrato a Reggio Calabria, sua città natale, passò, un po’ costretto dagli eventi, alla musica leggera con i “Rubacuori”. «Cantavamo nei matrimoni e nelle feste private», racconta Mimmo. «Tutto ciò mi dava una discreta soddisfazione economica, ma non era quello che desideravo professionalmente».

L’occasione giusta arrivò quando Mimmo, con il gruppo “Campanella” (poi “Gruppo di Ricerca Popolare Tommaso Campanella”, e poi ancora “Folklub”), si trovò ad eseguire canzoni di lotta programmate dall’Arci nell’ambito delle feste dell’Unità. «Questa esperienza mi portò a girare nei piccoli centri rurali calabresi, ad ascoltare la gente che vi abitava. Un giorno incontrai un’anziana signora sull’uscio di casa. Piangeva, le chiesi il perché e iniziò a cantare una nenia che mi fece rabbrividire, carica di sentimento. Provai a trascriverla, con tanta difficoltà, e solo dopo riuscii a capire il pianto dell’anziana donna».
Comincia così per Mimmo una vera e propria raccolta sul campo dei testi, portata avanti dando ascolto all’anima della gente. «Da qui iniziò la mia ricerca, la trascrizione di ciò che sentivo, frutto delle chiacchierate con la gente comune, umile, senza una grande istruzione, ma depositaria di una cultura orale millenaria. Oggi i miei archivi sono carichi di materiale: parole, pensieri e sogni che amo mettere in musica». In questa instancabile operazione di ricerca e raccolta, come pure nella vita professionale di Mimmo, fu assai significativo l’incontro con Luigi M. Lombardi Satriani, insigne etnologo e Professore Ordinario di Antropologia Culturale all’Università “La Sapienza” di Roma.
L’esperienza musicale coi “Folklub” si conclude nel 1986, ma l’appassionato lavoro di ricerca di Mimmo prosegue per oltre un decennio, fino alla fondazione dei Mattanza.

Correva l’anno 1997, appunto. Da allora, con enorme forza di volontà, i Mattanza si fanno carico della trentennale eredità lasciata loro da Mimmo e della responsabilità di portare avanti il suo stesso, infaticabile lavoro di ricerca e salvaguardia della cultura popolare calabrese.

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Biografia Mimmo

Nasce a Reggio Calabria il 10 Novembre 1955

Tra il 1967 e il 1970 (cantante / batterista) fa parte del complesso “I Rifiuti” (nome ironicamente dovuto al fatto che i quattro-quinti dei componenti sono persone disabili, compreso il sottoscritto). Con loro compone eseguendo musica propria nell’ambito di un rock durissimo e blues acustico. (103 concerti nelle province di Parma, Bologna e Reggio Emilia).

Nel 1969 e 1970 alcuni interventi chirurgici agli arti inferiori non consentiranno più l’utilizzo della batteria.

Nel 1972, tornato a Reggio Calabria, collabora come cantante con “I Rubacuori” che eseguono cover di musica leggera esibendosi soprattutto in feste private. Questa esperienza si conclude nel 1975.

Tra il 1973 e il 1980 incide, con alcune case discografiche locali, 336 canzoni in vernacolo reggino con lo pseudonimo “El Domingo” e, con una di queste, dal titolo “Mamma Calabria”, partecipa in qualità di cantante al festival “La 6 giorni di Vibo” presentato da Daniele Piombi nel 1974 presso l’Hotel 501 di Vibo Valenzia.

Nel 1976, con un gruppo di amici forma i “Campanella” (voce / percussioni) che eseguono canzoni di lotta e, programmati dall’ARCI, si esibiscono in 15 concerti in ambito di Feste dell’Unità in Calabria. Contemporaneamente il gruppo si occupa del recupero delle tradizioni popolari all’interno del “Circolo Culturale Tommaso Campanella” di Pellaro (RC).

Nel 1977 l’incontro con Luigi Lombardi Satriani fa nascere l’idea del “Gruppo di Ricerca Popolare Tommaso Campanella” (voce / percussioni / flauto dolce). Con esso compone 31 brani e, con tale repertorio ci si esibisce in 121 concerti anche fuori dalla Calabria. Nel 1981 si conclude questa esperienza.

Nel 1980 (cantante / percussioni) collabora, anche nella parte di composizione, con gli “Esuli delle Campane Opposte – ECO) che eseguono, oltre a cover di rockstars internazionali, anche musica propria con cui si esibisce in 4 concerti.

Nel 1986 riprende l’attività di ricerca e composizione con i “Folklub” (voce / percussioni / flauto dolce) e con loro incide nel 1988 “Folklub”, album che comprende 13 brani ed edito dalla “SBM” di Melito Porto Salvo (RC). 32 sono i concerti eseguiti dal gruppo fino al 1989, anno in cui la band si scioglie.

Nel 1984 inizia una collaborazione come “paroliere” con il compositore reggino Claudio Altimari per cui sono stati scritti ad oggi 53 testi. Questa collaborazione è ancora attiva.

Dal 1986 è iscritto alla SIAE come “autore della parte letteraria” e dal 1997 come “compositore non trascrittore”.

Nel 1997 fonda i “Mattanza” (voce / percussioni / flauto dolce/ armonica). Esperienza che tende a mettere a frutto la ricerca e le composizioni scritte nell’arco degli anni precedenti. Si sono esibiti sino ad oggi in oltre 600 concerti.

Nel 2004 fonda i “SudOvest” (vove / percussioni / flauti / armonica). Inizialmente questa esperienza è nata per lavorare su colonne sonore poi con l’idea di proporre sperimentazioni elettroniche su testi ispirati dall’attualità popolare. L’intento è quello di creare un collegamento ideale col passato attraverso la fusione dei suoni moderni con quelli delle tradizioni popolari dei vari “sud” del mondo ed arrivare ad una proposta di “musica globale”.

Nel 2004 riceve, assieme ai Mattanza, il Premio Anassilaos per la musica, già assegnato a Manuel De Sica e Riccardo Muti.

Nel 2006 riceve la “Menzione Speciale Poesia in Musica” al premio Nosside di Reggio Calabria presentando il brano “Nenti”.

Nel 2010 Vince, partecipando coi Mattanza, il “Premio Ricordando De Andrè” eseguendo, presso Mileto (VV), la sua traduzione in dialetto reggino “Bucca di Rrosa” giudicato miglior brano per interpretazione e originalità.

Nel 2011 Vince il “Premio Nosside” con la poesia in musica “Il Corso delle Cose”

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